<%@ Language=JavaScript %> Firenze
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Firenze, 4 novembre 1966, dopo una pioggia  violenta e prolungata la meravigliosa città simbolo del Rinascimento è sommersa dalle acque. Infatti, l'Arno straripa esattamente alle ore 5.30, rompendo gli argini in molti  punti e invadendo la città, le strade e le piazze medievali. Poi sale sempre più su, raggiungendo perfino i primi piani delle case e travolgendo la gente, l'arte, la storia. Quasi tutti i meravigliosi musei della "culla del Rinascimento" sono allagati; l'acqua entra anche a Palazzo Vecchio e in Piazza del Duomo, nel Battistero. La Porta del Paradiso, capolavoro di Lorenzo Ghiberti, perde alcune formelle (ne abbiamo un'immagine proprio in queste pagine) ed il Crocefisso dipinto da Cimabue subisce gravi danni diventando così uno dei simboli della tragedia. Anche i fiorentini sono colpiti duramente: manca il pane, mancano i viveri, manca l'energia elettrica. L'allora sindaco Bargellini, afferma: "In un solo giorno Firenze ha subito più danni che durante la guerra". Ma la città reagisce anche grazie all'aiuto del mondo intero: fin dai primi istanti, ma soprattutto nelle settimane seguenti l'alluvione  il mondo si mobilitò per salvare la città; di conseguenza arrivò immediata la solidarietà internazionale. Tra i primissimi volontari vi furono anche centinaia di giovani e tra loro numerosissimi studenti, i cosiddetti "angeli del fango", che si conquisteranno la riconoscenza eterna e soprattutto  la simpatia dei fiorentini. L'Arno abbandonerà Firenze il 6 novembre e una targa, collocata ancora oggi in via dei Neri, ricorderà per sempre ai fiorentini e al mondo  il punto più alto toccato dalle acque in quelle drammatiche giornate dell'autunno '66, che raggiunsero il considerevole livello di 4 metri e 92 centimetri.

Post Scriptum : Tutte le  fotografie sono liberamente scaricabili da chiunque senza dover chiedere nessun permesso; difatti sono un omaggio alla nostra  toscana e al suo Capoluogo. Tuttavia, è doveroso ricordare che queste foto sono state scattate con grande maestria dal fotografo pratese Mario Rosati, che si recò immediatamente sul posto. Di conseguenza sarebbe consigliabile, se si vogliono utilizzare le fotografie, poter almeno citare la fonte. Un grazie va comunque al mitico "Mariolino" per averci dato la possibilità di ricordare, ma innanzitutto di vedere e vivere nuovamente questo drammatico avvenimento, che ha lasciato un segno indelebile nelle memorie, ma soprattutto nella nostra storia recente.