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Liberamente
"La Sindrome di Stoccolma"
di Marco Toccafondi
La sindrome di Stoccolma è quello strano fenomeno che tende a far si che il rapito familiarizzi con il rapitore e che, durante la prigionia, arrivi addirittura ad affezionarsi al suo aguzzino. Ma è qualcosa che avviene solo durante un sequestro? A me pare di no, in quanto trovo che un rapporto simile, pur riconoscendo che il termine potrebbe risultare improprio, il cittadino lo ha sempre mostrato verso democrazia, stato, dittature, ma perfino nei confronti dello stesso capitalismo. Penso sia necessario partire proprio da qui per comprendere meglio gli avvenimenti irrazionali di tutti i giorni, nella nostra vita quotidiana fino all’attuale situazione internazionale. Secondo me tutto scaturisce dal principio che il singolo si sente inferiore non soltanto all’autorità, ma persino a ciò che appare come il pensiero dominante. Il cittadino soffre di un patologico complesso di inferiorità rispetto ad un insieme di concetti, teorie e persone ritenute praticamente indiscutibili. Gli esempi sono numerosi e assolutamente trasversali alle classi sociali, ai diversi schieramenti politici, alle differenti personalità, sensibilità e intelligenze. Prendiamo per esempio la democrazia, che viene continuamente esaltata e difesa. Per tutti è una cosa naturale definirsi democratico, anzi sarebbe un’offesa mettere in dubbio tale “qualità”. I cittadini vengono chiamati al voto ed in molti rispondono ubbidienti all’appello, ma a mio parere ogni volta sono perfettamente consci di compiere un atto inutile, una scelta fittizia tra schieramenti indistinguibili che cambieranno le cose, quindi anche l’esistenza di tutti, in base ai desideri di chi detiene il potere economico e finanziario e non certo a causa delle “scelte“ politiche effettuate nell’urna. Tuttavia, molte persone desiderano illudersi di esser parte in causa nelle decisioni prese, perché così allontanano dalla loro mente la realtà dei fatti: costoro non contano assolutamente niente e ancora meno conta la maggioranza della popolazione. E allora perché esiste la democrazia? La risposta, come per molte altre questioni è semplice: chi comanda sa benissimo che il modo migliore di imporre alle persone le decisioni prese dall’alto è far credere che queste siano loro. Ma chi decide gli avvenimenti spesso criminali ai quali assistiamo? Come in una cupola mafiosa, ed anche magistralmente descritto nei libri “Impero” e “La guerra infinita”, esistono vari livelli: il 1° livello è quello che compie le scelte ed è importante comprendere che non è composto da persone, infatti i singoli individui contano poco in questa società, bensì da un insieme di dogmi, regole e dettami ai quali nessuno può sottrarsi e che alla fine creano un unico pensiero, una sorta di indiscutibile religione. Si tratta, in sintesi, di una sorta di casta in cui i soggetti principali sono le multinazionali, ma anche singoli stati e in qualche caso perfino qualche spietato dittatore o terrorista, almeno fin quando quest'ultimi sono utili. A questa altezza, comunque, non esistono neppure per far scena pluralismo, democrazia ed altre simili astrazioni. Al 2° livello ci sono invece organizzazioni, accordi e trattati utili per mettere in pratica le decisioni prese al 1° livello: Fondo Monetario, banche centrali, accordi di libero scambio, sistemi monetari, ma il punto fondamentale è che non vi è traccia né di pluralismo, né di democrazia, perché è qui che si devono concretizzare le decisioni.

La democrazia ?
La democrazia fa la sua comparsa solo al 3° livello, dove finalmente si incontrano i primi esseri umani. Sono quasi tutti uomini del 1° livello e sono lì ad esclusivo uso e consumo dei sudditi, proprio per poter imporre meglio le decisioni prese in altre sedi. Parlamenti, Senati, Congressi, rappresentanti del popolo, media e perfino stati sono al servizio dei livelli superiori, ma hanno l'importante compito di illudere i popoli. In passato queste cosiddette “istituzioni” hanno preso altri nomi ed hanno avuto altri simboli o ideologie: III Reich, Urss, Comintern, ecc… Naturalmente non è mia intenzione paragonare le attuali democrazie ai sanguinari totalitarismi del secolo scorso, inoltre in Urss vigeva un sistema economico contrapposto, ma soltanto mettere in evidenza, non solo come le democrazie si sono macchiate di crimini orrendi ed altrettanto gravi, un esempio è stata l’operazione Condor in America latina, ma che in questi tremendi regimi vigeva una realtà totalizzante equiparabile a quella odierna. Colpisce soprattutto la lugubre analogia tra chi per la festa del 1° maggio sfilava ordinatamente sotto il Cremlino, chi partecipava alle oceaniche adunate naziste e gli attuali democratici, che in massa rispondono ossequiosi alla chiamata alle urne. E’ la mentalità, secondo me, ad essere simile, ma affine è anche la condizione di manifesta inferiorità nei confronti del potere. Chi ostentava il saluto romano a Berlino e a Roma aveva almeno la giustificazione che rimanendo freddo nei confronti del regime avrebbe rischiato la vita, mentre in democrazia il 1° livello addirittura utilizza le contestazioni a fini propagandistici. Nelle dittature, come noto, non si può criticare, manifestare, mentre in democrazia lo si può fare, ma a ben pensarci è davvero una differenza così sostanziale ? Io credo di no, perché è il contesto ad essere assolutista e per chi oppone l’intramontabile frase fatta: “Dovevate vivere sotto le dittature” rispondo con una frase di un’anziana signora, che ha vissuto durante il ventennio fascista: “Io col fascismo non stavo male, anzi, a noi Mussolini ci permetteva di pregare ed andare in chiesa. E’ vero, per qualcuno c’erano grossi problemi: socialisti, comunisti ed oppositori, però a chi si faceva gli affari suoi non veniva fatto niente”. Questa frase, secondo me, la dice lunga anche sulla realtà odierna: nel cosiddetto villaggio globale chi risiede nei paesi dove si deve soprattutto consumare sopravvive, pur con tutti i problemi quotidiani. Non è invece così per molti altri popoli, perché spesso chi si reca alle urne dà mandato a criminali comuni di aggredire popoli, occupare terre, sfruttare risorse. Per noi la vita di questa gente, esattamente come per Hegel quella degli africani, non ha nessun valore ed al di là delle frasi retoriche vengono considerati e trattati come una "razza" inferiore. E’ stato così quando, senza nemmeno la legittimazione delle urne, la grande maggioranza dei cosiddetti rappresentanti del popolo italiano ha permesso l’intervento in Kosovo, con conseguente sterminio di civili inermi, bombardati anche dai nostri militari. Crimini analoghi si sono poi puntualmente replicati ogni due anni (Afghanistan e Iraq) e chissà per quante altre volte ancora si ripeteranno. Ovviamente i democratici che con diligenza hanno posto la loro croce nell’urna elettorale non hanno responsabilità in tutto questo, o perlomeno non sono diverse da quelle di chi stava in adorazione sotto il balcone di piazza Venezia o si recava alle adunate naziste, in quanto questa gente purtroppo non conta assolutamente niente e certe decisioni sarebbero comunque state prese per motivazioni economiche e geopolitiche. Ciò nonostante, è necessario sottolineare il ridicolo che si può riscontrare all’interno del tragico: nell’ultimo intervento in Iraq la destra, con i “microgoebbels” nostrani Belpietro e Feltri, ha rinfacciato alla “sinistra” di aver intrapreso la guerra nei Balcani del marzo '99, mentre stavolta la sinistra istituzionale ha deciso di scendere nelle piazze, mobilitare i sindacati, colorare i balconi d’Italia con bandiere arcobaleno. Come dire, le guerre sono giuste solo quando governiamo noi. Ripeto, c’è del patologico in tutto ciò e chi vota si rende conto di queste insensate contraddizioni, di conseguenza avverte la necessità di giustificare in qualche modo la bontà delle proprie scelte, che per giunta sono pure inutili. Immediato arriva dunque il soccorso del 1° livello, che dopo aver allestito il patetico palcoscenico elettorale mette in campo la sua arma più efficace: la propaganda. Per far questo, tra le altre cose, esiste anche una innumerevole quantità di media, che i democratici curiosamente considerano una cosa positiva, anche se sanno benissimo che direttamente o indirettamente (attraverso pubblicità o controllo diretto) quest’ultimi sono sempre finanziati dal 1° livello. Per chi sceglie di ascoltarli o leggerli, però, questo è un dettaglio secondario.
Dettagli secondari ve ne sono tanti altri, per questo parlo di una sorta di “Sindrome di Stoccolma”. E’ il terrore, infatti, a far si che vengano glorificati i nostri stati di appartenenza oppure la democrazia. Questa parola viene volutamente nobilitata grazie al senso etimologico del termine. Si tratta di un comportamento in malafede che a ben vedere tutti almeno una volta nella vita abbiamo sperimentato o perlomeno osservato: il bambino che compiace in ogni modo i più grandi del gruppo, l’impiegato che riverisce il capoufficio, il cittadino che saluta ossequioso il funzionario di stato. Gli esempi potrebbero essere infiniti, ma il denominatore comune resta sempre e comunque la paura. Altrimenti non si spiegherebbe il fatto che i democratici nostrani accettano senza batter ciglio (non possono batterlo) che le loro adorate democrazie a ridosso degli anni ’90 hanno ucciso, addestrando sul luogo forze armate speciali, sei importanti intellettuali gesuiti in El Salvador. Era il 16 novembre del 1989. Provate a fare la famigerata prova del nove con queste anime belle, i democratici: chiedete loro se conoscono questa data o almeno i nomi di queste persone e poi sommate, con un punteggio a vostra scelta, ogni risposta affermativa ed otterrete la percentuale di indipendenza dei nostri media, ricordando sempre che sono finanziati dal 1° livello. Probabilmente la percentuale sarà prossima allo zero. Tuttavia, i democratici non vedono, in realtà non vogliono vedere perché terrorizzati dal farlo, tante altre atrocità commesse in nome della democrazia, per esempio vige il curioso assioma che se qualcuno compie azioni terroristiche contro di noi è un assassino e fa del terrorismo, mentre se i crimini li commettiamo noi oppure i nostri alleati, perfino su larga scala ed in maniera indiscriminata, si tratta di una cosa giusta. Il culmine di questo folle ragionamento è stato raggiunto nel 1999, durante la guerra in Kosovo, poiché i preziosi alleati Nato della Turchia, parteciparono al bombardamento dell'allora Federazione Jugoslava, ufficialmente proprio in nome dei diritti umani. Si tratta di fatti allucinanti, perché in Turchia c’erano e ci sono ancora oggi esponenti curdi imprigionati dal tribunale per la sicurezza dello stato soltanto per aver scritto articoli in lingua curda, giornalisti arrestati per aver trasmesso alla radio canzoni in curdo, mentre riguardo a questo sfortunato popolo le torture, le discriminazioni, i profughi in fuga e i processi iniqui sono all’ordine del giorno. Ma per i democratici sono tutti dettagli secondari, infatti i media omettono alcune atrocità e ne pubblicizzano altre, perchè in fondo è questo il loro compito principale.
Con Saddam Hussein è successa la stessa cosa, solo dal 1990 viene descritto per quel che è sempre stato: un sanguinario e folle dittatore. Sciaguratamente non viene evidenziato che quando commetteva le peggiori atrocità contro il suo popolo ed il popolo curdo era un amico intimo dell'Occidente. Era così prezioso che nel 1987 l'Iraq, al tempo della guerra contro l'Iran, è stato l'unico paese al mondo, insieme ad Israele, che ha potuto permettersi di uccidere ben 37 soldati statunitensi in un colpo solo e farla franca. Ma anche qui la propaganda democratica omette ciò che non fa comodo e dà risalto a ciò che deve essere ricordato. Un tipo di propaganda davvero ripugnante assimilata dal Nazismo, esattamente come la strumentalizzazione degli attentati terroristici per dominare i popoli e diminuire le libertà, difatti il democratico Adolf Hitler instaurò la sua inimmaginabile dittatura proprio col pretesto di un presunto attentato terroristico. Altre omissioni investono la clamorosa mistificazione della lotta al terrorismo: l'Arabia Saudita è il paese meno libero del pianeta, preso per questo ad esempio dai Taliban, ha dato natali e miliardi ad Osama bin Laden, ma è ugualmente un alleato prezioso del 1° livello. L'Arabia Saudita è un paese amico, perchè in realtà di combattere il terrorismo alle democrazie e al 1° livello non interessa affatto, anzi proprio come avviene con manifestazioni e proteste viene utilizzato a fini propagandistici. In fondo a ben vedere chi muore per le azioni dei terroristi o nella presunta lotta a quest'ultimi sono quasi sempre i poveri e di costoro al primo livello, con buona pace dei sudditi che vorrebbero convincersi del contrario, non interessa affatto. La maggioranza dei soldati che muoiono durante le guerre si trovano lì, in quanto disoccupati, precari, o addirittura clandestini nel loro paese. In realtà sono costretti dall'unica vera legge totalitaria valida in tutto il globo: il denaro. E' solo grazie alla costrizione economica ed al miraggio del benessere, infatti, che queste persone, in qualche modo anch'esse considerate inferiori, sono spedite a morire come carne da macello. Per questo, e non per altro, i tanti sudditi mostrano nei loro confronti un'ammirazione pelosa e tanta solidarietà di comodo: fanno il lavoro sporco e loro malgrado si portano dietro la sporcizia quando tornano a casa, magari sotto forma di tumori da uranio impoverito. Non sarà facile scovare più di un figlio di un senatore statunitense in Iraq ed ovviamente nessun appartenente a famiglie milionarie, ma in compenso troverete molta gente che vive ai limiti o sotto la fatidica soglia di povertà.
Tuttavia, è necessario comprendere che non è giusto parlare di "Impero", ma neppure incolpare il popolo degli Stati Uniti, che intelligentemente diserta in massa le urne. Significherebbe assimilare un intero popolo a una cricca di governanti, votata da una minoranza di quello stesso popolo. Avviene con gli Stati Uniti, ma anche con Israele, dove la cricca di criminali del governo Sharon viene incredibilmente assimilata a tutti gli ebrei, infatti assurdamente chi critica tale esecutivo viene tacciato di antisemitismo come chi non è d'accordo col petroliere texano prestato alla politica di antiamericanismo. Un comportamento apertamente razzista quello dei democratici, che finiscono per assimilare dei governi e la loro ideologia democratica con intere popolazioni o addirittura con delle confessioni religiose. In questo senso, secondo me, il termine "Impero" è' appunto improprio, in quanto ritengo più corretto parlare di una sorta di religione con un'apposita casta di sacerdoti intercambiabili tra loro. Una religione basata sull'utilizzo del denaro, che ha conquistato l'intero pianeta. Nei libri di Toni Negri e Giulietto Chiesa citati sopra c'è un utilizzo erroneo della parola "Impero", ma vi è un altro errore: come da più parti si ritiene che la Cina sarà la prossima potenza che sfiderà l'Occidente. A mio modo di vedere, vi sarà senz'altro un avvicinamento, ma in un senso assai diverso: l'Occidente e le democrazie si avvicineranno sempre di più al gigante orientale sul tema dei diritti umani, della censura e delle libertà sindacali, mentre dal canto suo la Cina si avvicinerà a noi nell'ambito delle libertà economiche. Si tratterà di questo e non di altro per i prossimi decenni e la Cina diverrà così un'altra conquista dell'unico fondamentalismo che non conosce religioni, confini o ragioni: il dogma dell'economia..
Purtroppo per il singolo non è facile ribellarsi a tutte queste manipolazioni, ad essere sottomesso dallo stato e soprattutto dal sistema economico, perchè sa perfettamente che costerebbe troppo in termini personali. Chi sceglie di prendere iniziative in tal senso rischia di pagare caro. Allora che fare se protestare è inutile, manifestare anche, anzi viene perfino fatto un utilizzo propagandistico? "Potete criticare, perchè voi vivete in una democrazia", mi domando se può esistere una frase che dimostra in maniera migliore l'analfabetismo mentale e la sudditanza dei democratici ? L'unica cosa da fare è prendere le distanze da quest'ultimi, dai partiti, da chi fa politica, anzi dalla politica stessa, ma soprattutto dagli intellettuali. Iniziare, insomma, a dialogare con le persone che giustamente in televisione guardano il "Grande Fratello" o le soap opera, non vanno a votare o se anche lo fanno ammettono senza problemi che la politica non è interessante e non è affatto un valore.
Spesso i cosiddetti intellettuali e chi tra la gente comune scimmiotta goffamente i politicanti di professione, forse anche per provare a sentirsi qualcuno, stigmatizzano questi individui con "l'abracadabra degli imbecilli": il qualunquismo e la demagogia. E' necessario infischiarsene del giudizio di questi disperati, che per sfuggire ai loro personali fantasmi ed alla loro sudditanza non trovano di meglio che offendere le persone più comuni, perchè quest'ultime hanno almeno il coraggio di vedere e talvolta dire che il re è nudo. E' molto più utile provare invece a capire i bisogni e le esigenze, ma soprattutto sogni e speranze di queste persone allontanandosi sempre di più dalla politica, dai media, dai cosiddetti intellettuali, da coloro che vengono definiti democratici, ma che personalmente preferisco chiamare con il loro vero nome: nipotini di quei tedeschi che Goldhagen, in una sua celebre opera di alcuni anni fa, definì "I volonterosi carnefici di Hitler".
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